Missione: viaggiare

Missione viaggiare
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Generalmente si intraprende un viaggio per evadere dalla vita di tutti i giorni, per svagarsi e per scoprire nuove cose. Ma cosa succede se il viaggio diventa routine? Viaggiando spesso per lavoro non si rischia che una cosa insolita diventi la norma e quindi si trasformi in un’attività banale priva di emozioni? Si tende a dire che anche fare il turista sia un lavoro e quindi se si mira a visitare una città in lungo e in largo, si andrà sicuramente incontro a stanchezza o a stress che dir si voglia.

Sicuramente, come tutte le cose che vengono fatte per lavoro, c’è il forte rischio che un’attività piacevole quale il viaggiare perda le sue connotazioni naturali e si trasformi in qualcosa di angosciante. Eppure sempre più gente decide di abbandonare tutto e iniziare a viaggiare. In certi casi può anche succedere che si venga pagati per viaggiare…e non parlo dei classici viaggi di lavoro. Si viaggia per conoscere nuove cose e approfondire la geografia di un paese, immergersi negli usi e costumi locali, per entrare in contatto con la popolazione indigena. I motivi possono essere molteplici e dei più vari. A volte viaggiando ci si ritrova a dover lavorare per continuare l’avventura o godersi ancora il soggiorno in una città. E ancora si può scegliere di trasferirsi dall’altra parte del mondo e iniziare a lavorare là, per poi viaggiare nel frattempo, durante il proprio tempo libero e approfittando delle pause dal lavoro.

Viaggio e vacanza vanno spesso a braccetto e sono il traguardo agognato da molti. Purtroppo non sempre va tutto come previsto e le vacanze perfette diventano invece l’incubo perfetto. Forse troppe energie sono state impiegate nella pianificazione del viaggio che si finisce per iniziare già stanchi la propria vacanza oppure le aspettative riposte erano troppe alte e irrealistiche, tanto da rimanere così inevitabilmente delusi. Vi possono essere tutta una serie di motivi per cui un viaggio si snaturi della sua vera essenza e assuma delle forme indesiderate, non previste. Ciò che forse lo rende sempre tale e gli impedisce di diventare altro, è la nostra attitudine: non importa quanto l’avevamo sognato e come immaginavamo che fosse, anche aver trovato qualcosa di diverso e aver scoperto che quella vacanza non poteva mai essere come pensavamo noi, rende questa nuova consapevolezza una nuova avvincente parte del viaggio.

Tutte le migliori guide parlavano di come quel posto fosse bello, mentre in realtà per noi potrebbe vincere il campionato della bruttezza e questo ci lascia a dir poco insoddisfatti. Ma il segreto sta nel non farsi abbattere, nel risollevarsi comunque e nel constatare che ora ci siamo fatti un’impressione personale di un luogo per noi prima remoto e quasi astratto. Non importa se la guida scriveva che sarebbe stato fantastico, la soggettività del viaggio resta unica e non calcolabile in un libro di viaggi. Chi nonostante tutto ha questo spirito, e trova sempre il modo di vedere le cose da un’altra prospettiva, ama il viaggio in tutte le sue forme e non importa se venga pagato oppure no, per queste persone è probabilmente importante la ricchezza che ogni piccola scoperta gli dà e il bagaglio di esperienze che si porteranno con sé nel corso della vita. Perché viaggiare è scoperta, avventura, conoscenza, riconoscimento di luoghi, immersione nei costumi locali, socializzazione con gli abitanti del posto, degustazione di gusti e sapori lontani dai propri…perché viaggiare è una missione.

 

 

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