L’anno della lepre di Arto Paasilinna

Lepre
© ErikaWittlieb Pixabay

Tutto comincia con l’investimento di una lepre. Il giornalista Kaarlo Vatanen si reca quindi nella foresta per cercarla e curarla. Da quel momento hanno inizio le avventure del quarantenne stanco della sua vita, che decide di mollare tutto e di entrare in contatto diretto con la natura. Non si allontanerà più dal suo amico a quattro zampe e con lui girerà la Finlandia in lungo e in largo.

Il libro non solo narra delle intrepide avventure di un uomo e della sua lepre, ma getta luce sulle abitudini e sulla cultura finlandese, parlando dei suoi paesaggi e facendo avvicinare il lettore straniero alla sua mentalità. Risalto costante viene poi dato alla natura e agli animali, a volte rappresentati anche sotto forma di uomini, quelli della peggior specie. Il viaggio di Vatanen è in parte solitario, ma è destinato a scontrarsi con una serie di persone particolari che entreranno a far parte dei suoi racconti.

Emerge inoltre un senso di apertura e il desiderio costante di libertà del protagonista che si lascia alle  spalle la sua vita passata, per cominciare davvero a vivere, lontano dalle convenzioni e dalle catene della società. Una società che non lo comprende e che lo giudica, una società in cui ha molti obblighi, una società che lui non ama e critica. È attraverso il viaggio che Vatanen sarà finalmente libero e avrà modo di essere davvero sé stesso.

Le sue avventure risultano avvincenti e non appaiono mai noiose, facendo trascorrere al lettore delle ore molto piacevoli in compagnia di Vatanen e della sua lepre domestica. Non mancano un certo umorismo e situazioni paradossali, che danno maggiore carattere al romanzo, ed è proprio in linea con questo modo di raccontare la storia che viene scritto anche il finale, inaspettato e per niente scontato. Una storia semplice, ma piena di azione, natura e riferimenti culturali, incorniciati nella Finlandia dell’epoca (1975) in cui lo scrittore ha messo nero su bianco il suo primo romanzo.

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