Il nuovo scandalo tedesco

A fine settembre mi sono trovata a riflettere su questo argomento di attualità…si impara davvero dai propri errori?

Il nuovo scandalo tedesco
© Bilderandi Pixabay

E’ di questi giorni la notizia che l’azienda Volkswagen ha immesso sul mercato 11 milioni di veicoli con un motore truccato, nello specifico motori diesel non a norma secondo le leggi europee e non solo. Ciò ha comportato crolli nel settore finanziario, ingenti spese da parte della casa automobilistica e un cambiamento di guida al vertice dell’azienda, ora diretta da Matthias Mueller, successore di Martin Winterkorn e precedentemente a capo della Porsche. Dopo le dimissioni di Winterkorn e la nomina del nuovo CEO, il gruppo Volkswagen si sta occupando di richiamare tutte le auto vendute truccate per riportarle a norma. I costi che verranno sostenuti saranno non da sottovalutare, anche perché coinvolti sono anche i marchi Skoda, Seat e Audi, facenti parte dello stesso gruppo dell’azienda madre. Se la Volkswagen al momento della produzione delle auto incriminate, pensava di risparmiare, si sarà sicuramente dovuta ricredere.

A tutt’oggi non sembrano esaurirsi le innumerevoli speculazioni sul perché si sia rischiato così tanto e del come sia stato possibile compiere indisturbati un tale gesto. La teoria che qualcuno sapesse, ma ha preferito tacere, sembra plausibile. Un duro colpo è stato inflitto sicuramente alla nota casa automobilistica, ma anche allo stesso governo Merkel (accusato appunto di aver avallato la pratica) e, in linee più ampie, alla stessa Germania in quanto nazione. Tuttavia, non si può certo dire che la Germania sia stata esente negli ultimi anni da fatti clamorosi: basti pensare alla vicenda del ministro della difesa Gutenberg, che aveva copiato la tesi del dottorato, o ancora sarebbero da analizzare le infinite magagne e problemi che continuano a rimandare l’apertura del nuovo aeroporto della capitale tedesca. Non sembra infatti che i lavori termineranno a breve e ciò sta dando qualche grattacapo al governo, ma anche qualche arrabbiatura in più ai cittadini, che indirettamente stanno sostenendo i costi del progetto.

Si potrebbero citare svariati episodi simili che fanno capire come il mito della precisione e dell’affidabilità tedesca stia forse ormai tramontando. Tali mancanze non sono però da imputare ai tedeschi, ma piuttosto ai cambiamenti interni a cui la società globale sta andando incontro, e dai quali neanche nazioni come la Germania possono mettersi al riparo. Forse stando così a stretto contatto gli uni con gli altri, al posto di prendere esempio dai fatti positivi, viene più naturale adagiarsi sulle cattive abitudini e cercare di ribaltare la situazione a proprio vantaggio, noncuranti delle ripercussioni che le azioni di uno avranno immancabilmente sugli altri.

Oggi i giornali di tutto il mondo si stanno arricchendo e si divertono a aggiungere sempre nuovi dettagli sul “dieselgate”, come è stato ribattezzato ufficialmente lo scandalo in questione. Ciò che è naturale, è che in un modo o in un altro si uscirà da questa nuova crisi e il fatto verrà dimenticato, sostituito verosimilmente da un nuovo spiacevole episodio dagli stessi grigi contorni. Si dovrebbe imparare dai propri errori, ma in fondo si riesce davvero a rispettare tale massima? La credibilità della Germania ne esce nuovamente scalfita e viene ribadito come non si possa in alcun modo parlare di una nazione o popolo in senso lato migliore degli altri; nessuno dovrebbe avere la presunzione di elevarsi a tale convinzione. Piuttosto, alla luce di episodi simili, sembrerebbe emergere un’unica grande verità tratta dalla saggezza popolare tramandata nei secoli dei secoli: tutto il mondo è paese.

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