Breve considerazione sull’intraducibilità linguistica

Lingue e culture differenti producono suoni e parole differenti. Ogni lingua ha delle strutture e dei concetti che difficilmente possono essere resi con lo stesso significato e con la stessa intensità in un’ altra lingua. Quando questo accade, bisogna gettare la spugna e arrendersi di fronte all’inevitabile: non esiste uno stesso termine equivalente che rappresenta pienamente quel concetto. Quella parola è strettamente legata alla lingua e cultura originaria e per renderla in un’altra lingua si dovrà ricorrere a una trasposizione, magari fatta da più frasi e che potrà anche sembrare insoddisfacente allo sventurato traduttore. D’altronde è ormai noto che non tutte le parole sono traducibili e la loro bellezza viene spesso persa nella traduzione.

Breve considerazione sull'intraducibilità linguistica
© Geralt Pixabay

Purtroppo, anche nella vita di tutti giorni è facile perdersi nell’intraducibilità. A chi non è capitato di sentirsi dire in tedesco “Mahlzeit” e di rispondere con un “Danke” che forse proprio appropriato non è…in questo caso un “Mahlzeit” di ritorno fa al caso nostro. Con il termine viene indicato un augurio per l’ ora dei pasti, che potrebbe essere tradotto letteralmente come “ora del pasto”. Tradurlo come buon appetito sarebbe troppo semplicistico e lì il termine equivalente più corretto sarebbe “Guten Appetit”…accontentiamoci quindi di augurare un buon pasto a tutti i commensali presenti.

E dopo una lunga giornata di lavoro, ciò che ci attende sarà il “Feierabend”, il dopo-lavoro, in cui però non ci si limita a ritornare a casa dal lavoro, ma si festeggia la sera, il termine del lavoro, di solito davanti a un boccale di birra. Si dà quindi inizio all’ “happy hour”, l’ora felice, in cui in realtà ci si rilassa davanti a un bel cocktail a prezzi convenienti, quasi come una sorta di aperitivo, che però non corrisponde appieno alla parola “happy hour”…e eccoci cascati nuovamente nell’intraducibilità!

In inglese la maggior parte dei termini intraducibili, che soprattutto in italiano non ci si prende più la briga di tradurre, forse anche per il rischio di apparire ridicoli, sono i termini legati all’informatica. “Blog” può essere uno di questi. Cosa potrebbe essere? Un giornale di bordo cibernetico? Meglio mantenersi sul classico e non osare troppo. Anche per “spam” e “social network” non esistono traduzioni, ma si è preferito mantenere invariati i termini che sono ormai conosciuti ai più, in quanto utilizzatori di computer. Si parla così di computer, email, mouse, scanner…sono tutte parole che sono entrate nell’uso comune e che nella maggior parte delle lingue non vengono tradotte (francese e spagnolo esclusi per quanto concerne la mia conoscenza). E mentre un tempo si andava a fare compere, ora è in voga andare a “fare shopping”. Certo, questi termini non vengono tradotti in italiano, mentre altre lingue hanno trovato un loro corrispondente, più o meno in uso: “einkaufen gehen” (che può significare sia andare a fare la spesa che fare shopping), “der Rechner”, parola antiquata con cui si indicava il computer in tedesco, “l’ordinateur”, computer in francese, “el ratón” e “la souris”, termini equivalenti per mouse in spagnolo e in francese.

Ritornando alle parole universalmente intraducibili, ritroviamo soprattutto molti concetti filosofici quali “Weltschmerz”, “Schadenfreude”, “Sehnsucht” e “Zeitgeist”. “Weltschmerz” rappresenta il dolore del mondo, ovvero la non accettazione psicologica della cruda realtà; “Schadenfreude”, letteralmente la gioia del danno, è malignamente la gioia che si prova dalle disgrazie altrui; la “Sehnsucht” è un forte desiderio di qualcosa di imprecisato, il bramare ardentemente quasi fino a struggersi, e infine c’è lo “Zeitgeist”, lo spirito del tempo, con cui si indica l’essenza, la tendenza di un determinato periodo.

Quelle qui riportate sono solo alcune parole intraducibili tra l’infinità di lingue, di culture e di idiomi esistenti. Molte altre si potrebbero aggiungere e si potrebbero perdere delle ore a discuterne, ma è meglio fermarci qui a contemplare la bellezza e la vivacità delle lingue che regalano ai vaganti curiosi delle perle nascoste, tutte da scoprire e da assimilare lentamente…

Per concludere, mi viene in mente una parola curiosa, priva di un corrispondente: “Drachenfutter”, il mangime per il drago, che i tedeschi utilizzano quando fanno un regalo alla loro dolce metà per farsi perdonare di qualcosa che hanno combinato…che i tedeschi abbiano compreso la nostra vera natura?

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