7 strati di neve

7 strati di neve
© jarmoluk Pixabay

È dicembre, il freddo comincia a farsi sentire e la prima neve cade. Un vortice di fiocchi si riversa sul terreno, si sedimenta e rimane là in attesa del resto che verrà. Tutto intorno la città ha assunto un colore diverso, monocromatico: il bianco e il grigio, tipico delle giornate invernali berlinesi.

 La prima neve ricorda la prima volta che si è giunti a Berlino: tutto era nuovo e c’erano tante cose da scoprire e da fare. La ricerca della casa, l’iscrizione al corso di tedesco, lo scontro con la burocrazia tedesca, le avventure vissute tra le strade di Berlino, i suoi club, i suoi musei, i suoi monumenti e le sue peculiarità…guardando questo primo strato di neve che si forma, affiorano tutti questi ricordi, ormai lontani, ma comunque indelebili nella mente.

La neve cade ancora e un secondo strato si aggiunge al primo. Dopo i primi mesi di orientamento si passa al clou dell’azione: è il momento di fare sul serio e di cominciare a studiare o a lavorare in questa nuova realtà. Le difficoltà con la lingua tedesca non mancano, ma comunque si va avanti alla ricerca della propria dimensione, sperando di districarsi in fretta tra le varie sfide, stando bene attenti a non cadere dal filo immaginario su cui ci si muove. Del resto bisognava metterlo in conto che venire a Berlino in vacanza è una cosa, decidere di viverci 365 giorni all’anno è diverso, acquista tutto un altro “flair” e si carica di maggiori responsabilità: dalla spensieratezza si passa ad un divertimento più controllato, comune a chi si barcamena tra mille attività perché bisogna riuscire.

La coltre di neve si fa sempre più densa, ma di nevicare non sembra voler cessare. Osservando si nota un terzo strato, sempre più spesso e composto da centinaia di fiocchi soffici. Come la neve nasce dall’unione di più fiocchi messi insieme, anche Berlino significa comunità, legami con altri connazionali, locali, altri stranieri, un arcobaleno di nazionalità che determinano il multiculturalismo della città. I ricordi di gente che parla tante lingue diverse, gli sforzi per cercare di farsi capire in tedesco, senza però ricorrere all’inglese; il barista che si accorge del tuo tedesco incerto e vuole venirti incontro rispondendoti in inglese, ma tu non demordi e continui tenacemente in tedesco, sfoggiando le nozioni imparate al corso. Per far valere quei soldi spesi e perché da qualche parte bisogna pur cominciare: perché solo così si potrà un giorno sentirsi completamente dei Berliner. La propria identità si arricchisce di una nuova sfaccettatura, mirando a diventare cittadini alternativi: non bastano una o due lingue, quando se ne possono sperimentare molte di più…

 Ecco che continua la tempesta di neve, una burrasca di fiocchi che danzano ovunque e tutti intorno a te, ricordandoti che sono tante le difficoltà da superare. Spesso si comincia lavorando nei bar e nei ristoranti o ancora nei call center, sfruttando la propria madre lingua perché fino a quando non si maneggerà bene il tedesco, ci sono poche altre soluzioni da poter vagliare. Ma si va avanti e si vede la disoccupazione come una nuova opportunità, forse ora si riuscirà a fare davvero qualcosa che piace, lanciare la propria attività, dedicarsi di più alle proprie passioni. E intanto la neve cade e si rischia quasi di perdersi in questo quarto strato di neve.

Ma finalmente la burrasca passa, lasciando il posto a leggeri fiocchi, che non impediscono però il formarsi di un quinto strato. Le cose migliorano: il tedesco è ormai la lingua di tutti i giorni, anche se tornare a parlare italiano è sempre un conforto. Finalmente si è riuscito ad avviare il proprio progetto, che sembra dare i primi timidi frutti; i clienti non mancano e si è sempre impegnati, si lavora giorno e sera, ma questa volta con il sorriso sulle labbra perché si tratta della propria attività e non di gestire quella degli altri. Anche se si è i proprietari, tocca lavorare di più dei dipendenti per mandare avanti la baracca.

La neve si è fermata, ma il freddo non accenna a diminuire. Il sesto strato di neve è il ghiaccio: la cristallizzazione della propria situazione. Sembrano ormai lontane le fatiche dell’avvio e ormai si è parte integrante della società. Non ruota più tutto intorno al lavoro, ma si coltivano amicizie, si esplora Berlino in un’ottica più matura, apprezzando diversamente le mille opportunità che offre, in maniera più ponderata e non brusca come durante i primi tempi, dove ci si lanciava nelle cose perché erano nuove, mai fatte, innovative. Ora bisogna scavare a fondo per vedere più in profondità perché non basta più guardare in superficie. Appunto sarebbe solo la superficie, la parte esteriore di qualcosa di più complesso, a cui non tutti accedono.

Anche il ghiaccio comincia a sciogliersi, ritornando ad essere neve, ma non più quella soffice e bianca: una fusione di grigio e giallo paglierino emerge tra le chiazze rimaste. Ora si guarda un po’ con nostalgia a quello che è stato, chissà come sarebbe potuto essere, se si fossero fatte altre scelte. È tempo di riabbandonare le proprie certezze, di dedicarsi a nuove attività, di conoscere altri orizzonti o tornarsi a riambientare tra i porti ritenuti una volta sicuri, ma che ora appaiono diversi, poco familiari. Sei cambiata tu, sono cambiati loro o forse un po’ entrambi. L’inverno finisce, ci si riscuote dal tepore e giunge il momento di andare oltre. Dove porterà questa primavera? L’inverno non dura per sempre e anche la permanenza a Berlino, in una città più variegata, dall’anima modificata, che ha perso un po’ della sua freschezza giovanile, è forse arrivata al suo capolinea. Amici e conoscenze sono venuti, sono restati e se ne sono andati. E se questa volta la ruota giri per te e fossi tu a dovertene o a volertene andare? Perché neanche la primavera durerà per sempre e presto sarà di nuovo inverno.

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